
Carne coltivata sì o no? Aspetti etici, ecologisti e salutisti
In questo mio articolo esprimo la mia prima opinione/impressione personale al riguardo del tema, col desiderio di portare un modesto contributo di analisi sull’argomento e col piacere di alimentare un dibattito aperto e possibilmente libero da polemiche, preconcetti e dogmi, nel rispetto delle opinioni di tutti. Buona lettura!
Carne coltivata si o no?
Tenendo presente la sensibilità animalista è indubbio che nella logica della maggiore tutela e salvaguardia degli animali e del loro stato di benessere, il consumo di carne coltivata possa ridurre notevolmente la sofferenza animale e questo aspetto ritengo che abbia un grande valore di per sé.
Per quello che riguarda gli aspetti ambientalisti (ad esempio la produzione di gas ad effetto serra dovuto ai liquami prodotti dagli allevamenti intensivi stoccati nei silos e dalle emissioni degli animali stessi), anche qui, grazie al passaggio dalla produzione di carne da macello a quella di carne coltivata, ci si aspetterebbe un grande miglioramento, anche in termini di sfruttamento del terreno e delle risorse idriche e anche questo, se fosse confermato (ma non lo è affatto al livello attuale delle conoscenze come riporta un articolo di WIRED che trovi linkato sotto), sarebbe un fatto di grande rilevanza.
E in un recente altro articolo di Vegan OK (linkato qui sotto) tuttavia manca un’analisi sufficientemente approfondita e completa (non per responsabilità di Vegan Ok sia chiaro, ma per insufficienza di dati e di informazioni disponibili), circa gli effetti sulla salute di questi nuovi prodotti nel medio e lungo periodo.
Per questo non mi sento di esprimere un giudizio positivo o definitivo a favore di questi prodotti anche perché non mi è ancora chiaro, per esempio, quali siano precisamente i substrati energetici e gli additivi utilizzati industrialmente per far crescere e differenziare le cellule, e come questi substrati verrebbero prodotti e somministrati.
Il fatto che non sia più necessario utilizzare gli antibiotici, se fosse confermato (gli antibiotici non vengono dati agli animali da macello solo per evitare gli incidenti batterici ma anche per aumentare la produzione di carne), sarebbe una grande cosa, tuttavia bisognerebbe capire quali siano le strategie industriali che verrebbero adottate a livello crescita e differenziazione cellulare e poi di conservanti, coloranti, nitriti, nitrati, ecc…
La necessità di studi scientifici sulla carne coltivata
Bisognerebbe per esempio fare preventivamente degli studi comparativi fra i danni alla salute accertati indotti dal consumo di carne macellata e quelli eventuali da carne coltivata, considerando che i grassi animali saranno sempre prevalentemente saturi e ci sarà sempre il colesterolo, a meno di ulteriori modifiche biotecnologiche alle strutture molecolari che rappresentano un futuro del tutto imprevedibile.
In altre parole, se i possibili danni alla salute della carne coltivata fossero paragonabili ai danni alla salute della carne macellata potrei per certi versi e essere a favore della diffusione, fra i consumatori abituali di carne, della carne coltivata. Viceversa, se per qualunque ragione, i possibili danni da carne coltivata fossero superiori a quelli da carne macellata, avrei delle remore e credo che non sarei favorevole.
Inoltre, in tutto questo c’è un aspetto che mi insospettisce molto ed è quando si decide di avviare una produzione alimentare innovativa facendo sperimentazione di massa, direttamente sugli esseri umani ignari, PRIMA di avere svolto studi DI ALTA VALIDITÀ, circoscritti semmai a volontari, con trial clinici randomizzati e controllati in doppio cieco per avere dei riscontri scientifici, e non imposti a tutti.
Perché fare sempre lo stesso errore che si è fatto in passato con la diffusione degli OGM, della plastica, della chimica, dell’abuso di farmaci, con i vaccini a MRNA?
Perché dobbiamo fare sempre gli apprendisti stregoni per poi accorgerci dei danni quando è ormai troppo tardi?
Io ritengo che la ricerca scientifica e il progresso non si possano e non si debbano fermare, ma che possano e debbano essere governati secondo il principio di precauzione e massimo beneficio con i minori danni possibili (accertati e non solo ipotizzati), lasciando SEMPRE la libertà di scelta.
Logiche di profitto vs etica
Perché non avviare allora una fase di ricerche e applicazione in “campo chiuso” ed aprire a tutti solo quando si è veramente sicuri? Forse perché chi produce queste sostanze/prodotti è più preoccupato di sbaragliare la concorrenza, posizionandosi fra i primi in una corsa contro il tempo per accaparrarsi fette di mercato, senza curarsi degli effetti a medio e lungo termine sulla salute dei cittadini consumatori?
Un’altra cosa che mi insospettisce molto è il fatto di voler autorizzare la produzione di un certo tipo di alimento che non potrà essere prodotto da “chiunque” ma solo da laboratori tecnologicamente avanzati, che molto probabilmente saranno nelle mani dei soliti pochi noti, i quali, detenendo il potere monopolistico alimentare, impediscono di fatto il diritto all’autosufficienza e all’autodeterminazione alimentare da parte di chi lo volesse.
Una cosa simile a quanto già sta succedendo con il mercato delle sementi per la coltivazione dei vegetali a discapito della biodiversità e della libertà di coltivare e scambiarsi i semi da parte degli agricoltori che sono costretti a rivolgersi alle multinazionali delle sementi per acquistare prodotti ibridi, brevettati, biotecnologici e standardizzati.
Il disegno di disconnettere l’uomo dalla natura per un Transumanesimo a colpi di tecnologia inconsapevole
Per altro, stiamo assistendo da decenni ad un progressivo allontanamento dell’uomo dal suo ambiente naturale, il quale, sembra non essere così importante agli occhi di chi da tempo sta minando le basi stesse della naturalità in tutti gli ambiti della vita, cercando di costruire un Transumanesimo a colpi di chip tecnologici nei corpi, ibridi uomo-macchina, androidi, e cose simili.
Non possiamo, soprattutto da vegani, pensare di salvare gli animali non umani senza includere anche l’animale umano.
Tutto ciò pone una questione etica di altrettanta rilevanza nei confronti dell’ambiente, dell’uomo e del benessere di tutti gli ecosistemi, animali compresi.
In definitiva da nutrizionista e da vegano non posso in questo momento sottrarmi dall’esprimere un’opinione su quanto si sta realizzando al riguardo della carne coltivata, ma posso e voglio avere un atteggiamento prudente, e non di entusiastica approvazione aprioristica. Il mio compito, da nutrizionista, è salvaguardare il benessere di tutti senza discriminare fra appartenenti a nicchie alimentari diverse, e da vegano, con sensibilità salutista, animalista ed ecologista penso che la strada maestra sia quella di sensibilizzare le persone a fare un salto evolutivo superando le vecchie errate tradizioni e adottando nuovi modelli alimentari basati sulla consapevolezza e su prove scientifiche. Meglio convincere gli onnivori ad abbandonare la carne che spingerli verso una modalità produttiva di carne coltivata di cui non sappiamo assolutamente nulla a livello scientifico.
Così come non sappiamo se e quanto queste biotecnologie contribuiranno veramente alla salvaguardia dell’ambiente in quanto si tratterà di industrie alimentari estremamente energivore.
Per non parlare poi dell’assurdo di arrivare ad espropriare ettari di terreno togliendoli all’agricoltura per installarvi pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica in quantità tale da poter soddisfare i crescenti bisogni energetici dell’industria della carne.
Sospendere il giudizio finchè non si saprà di più sull’innocuità della carne coltivata
In conclusione e riepilogando, dovremmo guardare con attenzione ma anche con prudenza a questa innovazione e casomai aprire un dibattito. La mia posizione attuale quindi è quella di SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO almeno fino a quando non se ne saprà di più e non si raccoglieranno prove soddisfacenti circa l’innocuità di questa innovazione.
Nel frattempo si autorizzino, se si vuole, sperimentazioni “in campo chiuso” e circoscritte ai volontari per le verifiche del caso, prima di allargare a tutti e si diano tutte le informazioni utili a comprendere i processi produttivi per valutarne l’impatto nei diversi ambiti (etico, ecologico, salutistico, economico).
Sul piano strettamente personale dichiaro che non consumo carne macellata di nessun tipo da circa 40 anni e che non sono interessato a consumare carne coltivata. Dichiaro inoltre che non ho nessun conflitto di interessi nel rappresentare questa mia posizione dal momento che non collaboro direttamente o indirettamente con aziende che potrebbero avere vantaggi o svantaggi dalla commercializzazione di carne coltivata.
Dott. Michele Riefoli, Biologo Nutrizionista e Detossificatore.